Madreperla PDF Stampa E-mail

Il libro dell'estate

Madreperla

 Procida, 16 novembre 2007, un giorno qualunque…
 
      Un lembo rigido di carta oppone resistenza alla leggera brezza di mare che sale dalla costa e fa dondolare quella strana pallina. Maria allunga la mano sul muretto e la raccoglie. Si accorge, già prima di aprirla, di avere tra le mani una conchiglia. Strano…qualcuno voleva gettarla in mare, ma si è fermata. E perché avvolgerla nella carta? Apre delicatamente l’involucro e gli occhi si fissano su lettere inclinate tracciate a mano:
    

    Che cosa fare di questo galleggiamento che mi sospende al cielo legata ad un fragile, invisibile filo di seta………

     Che fare?   
      Eccole. Poche parole, quasi insignificanti segni, su un piccolo foglio  accartocciato che avvolge una conchiglia bianca.

      Ci mancavano solo loro in questa giornata più scura delle altre.

      Maria si chiede perché si è fermata a raccoglierlo.

      Si guarda intorno alla ricerca della mano che se ne è liberata.
    A quest’ora non c’è nessuno in strada. E’ il tempo che di solito dedica a se stessa, lì in quello spazio che lega l’isola al mare e te ne fa assaporare gli umori. La rotonda abbandonata, così l’aveva chiamata nei suoi pensieri, quando vagava senza senso da sola ed aveva voglia di mettere ordine, di fare il conteggio dei giorni in bianco e nero, dividendo, su di una lavagna virtuale, i buoni e i cattivi. Questo novembre assurdo sembrava esserle capitato tra capo e collo e l’aveva colta ancora una volta senza protezione. Si fermava in quei luoghi quasi tutti i giorni e, dando le spalle all’incrocio stradale, fissava la massa viva e palpitante della distesa misteriosa che le si schiudeva davanti. Ogni volta le domandava degli ultimi segreti custoditi e restava lì, immobile, in attesa di risposte che potevano venirle solo dalla sua anima. A volte fantasticava su voci incorporee che le raccontavano delle strane storie fatte di luci solitarie che chiamavano a raccolta le conchiglie per distribuire, in ognuna di esse, una perla magica in grado di esaudire i sogni ed i desideri non accolti in altri luoghi. A volte immaginava di scherzi feroci alle spalle degli uomini: spiritelli maligni nascosti in perle truccate che capovolgevano i sogni e i desideri.

 

10 agosto2007

    La notte di S. Lorenzo.

    La notte delle stelle.

    Non ci sono stelle questa sera.

  Il cielo, più scuro del solito, è pregno di masse scure che piombano nell’aria schiacciando i cuori.

 Quanta delusione per chi si preparava ad esprimere,chiedendo al cielo,i propri desideri.

 Esco a fare un giro per l’isola; le strade vuote sembrano anticipare in qualche modo quelle tristi sere autunnali ed il mio umore è quasi sotto il livello delle ruote della bicicletta. Giro sul lungomare e mi fermo ad osservare, dalla strada, le onde che posano, dolcemente, schiuma sulla sabbia.

Il loro infrangersi sembra sintonizzarsi sulle onde umorali del mio pensiero.

Sto pensando a Lui ed un’emozione acquosa si diparte dal centro del mio corpo per finire all’altezza del cuore, con un affondo cupo e ansioso.

Se è amore…… sembra tremendo!

Non è proprio il caso di fare spiritosaggini. Mi sento già cretina senza che qualcuno me lo ricordi.

  Intanto mi perdo a guardare il mare e Ti penso.

  Mi scuoto, fisso l’attenzione sulla strada…

  Intravedo da lontano una figura che mi sembra familiare.

  Non è possibile! Cosa ci fa da solo a quest’ora? Mentre si avvicina incomincio ad andare nel pallone.

Calma! Fai l’indifferente.

 

 L’indifferente? Come fai a parlare così! Non ho un goccio di saliva in bocca. Il cuore sta andando per fatti suoi.

Alla tua età, questo non è buono. Calmati.

 Ti ringrazio per l’incoraggiamento; ti sembra proprio questo il momento di parlare della mia età?

   Cosa penserà che sto facendo qui da sola a guardare il mare?

E infatti, cosa stavi facendo?

   Stavo pensando a Lui.

Se hai coraggio, diglielo!

Sei scema? Che dici?
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Giugno 2008 05:59 )
 
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