| Da "Il bacio della Luna" |
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| Scritto da Administrator | |
| Lunedì 09 Giugno 2008 06:12 | |
Procida,3 agosto 1927Quella sera Crescenzo non aveva voglia di calare le reti. Sedeva leggermente accasciato, sulla panca del gozzo, poggiando svogliatamente le mani sui remi dondolanti; anche in quel caldo spietato, di inizio agosto, portava al collo un fazzoletto a quadri che ripiegava sotto il primo bottone della camicia di lino. Curo la patta ispirata di fresco, quell’indumento conservava il pungente odore del pesce secco e quella particolare rigidità nata dagli innumerevoli contatti con l’acqua salata. Era l’odore della Chiaia, racchiusa tra la Corricella e Punta Pizzaco, sovrastata dalla scura massa di piante e arbusti che scendevano fino al punto di congiungimento tra la schiappa e il mare. Là, come in un enorme catino, sedeva lo specchio d’acqua che, quando i caldi venti di scirocco lo battevano, si levava in onde ricciolute ed arrabbiate che battevano e si frangevano sulla spiaggia. Era anche l’odore di reti messe ad asciugare, di mani callose che tirano e mollano, che scartano, lisciano, conservano ed amano il dono di vita che ogni giorno sottraevano a quel pezzo di mare. E dal mare quell’ odore saliva ad impregnare le grotte; ricopriva il legno delle barche, ricopriva le logore camice e le brache dei pescatori, si appiccicava, inevitabilmente, sugli arnesi e sulle ceste, serpeggiava, incanalandosi, in quella salita rubata alla schiappa che congiungeva la Chiaia al resto del mondo paesano. Crescenzo lasciò un attimo il remo per levarsi il cappello di lana arrotolato sulla fronte; si asciugò il sudore sulla pelle bianca e levigata, lungo il perimetro della testa, là dove i capelli si legano al viso e alla nuca. Odorò, stendendolo, il fazzoletto e non riusci ad impedirsi di arricciare il naso di fronte a quell’inevitabile, deleteria, onnipresente puzza di pesce. Ancora non era riuscito a rassegnarsi alla convivenza! Rimise il cappello sui bruni capelli, folti e ricci, che incorniciavano il bel viso giovane, non ancora segnato dalle rughe. Non aveva barba e la bocca era turgida, ben disegnata, quasi sempre con gli angoli alti, in un perenne e schivo semisorriso che lo rendeva bello, molto bello a paragone degli altri giovani di Pizzaco. |
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Procida,3 agosto 1927