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Lunedì 09 Giugno 2008 06:12 |
Procida,3 agosto 1927
Quella sera Crescenzo non aveva voglia di calare le reti.
Sedeva leggermente accasciato, sulla panca del gozzo, poggiando svogliatamente le mani sui remi dondolanti; anche in quel caldo spietato, di inizio agosto, portava al collo un fazzoletto a quadri che ripiegava sotto il primo bottone della camicia di lino. Curo la patta ispirata di fresco, quell’indumento conservava il pungente odore del pesce secco e quella particolare rigidità nata dagli innumerevoli contatti con l’acqua salata.
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